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Storia - Generale

Il gatto di oggi discende direttamente dal “Felis silvestris libyca”, un piccolo felino simile al comune gatto tigrato.
La prima testimonianza risale al 2000 a. C. circa in Egitto, dove il gatto viveva allo stato selvatico lungo il Nilo e ripuliva le terre inondate da topi e serpenti. Gli Egizi non lo apprezzavano solamente per la sua utilità, ma lo consideravano anche simbolo di manifestazioni benefiche o malefiche degli dei. Era considerato al punto che colui che lo oltraggiava veniva condannato a morte, come se avesse oltraggiato la divinità stessa. Intorno al 1500 a. C. veniva identificato nella dea Bastet, protettrice della casa e della fertilità, il cui influsso era considerato benefico. Era raffigurata con corpo di donna e testa di gatta. L’adorazione di tale animale era esasperata al punto da vietare severamente l’esportazione del gatto nelle nazioni in cui l’Egitto estese i suoi domini.
La conquista dell’Egitto da parte dei Persiani riporta il gatto ad una dimensione più “normale” e alla sua diffusione fuori dai confini.
In Grecia il gatto è conosciuto, ma non gode di particolare fortuna.
A Roma è arrivato più tardi e ha seguito i Romani nelle loro conquiste. Lo troviamo così in Francia, Spagna, Germania, in Britannia e fino ai confini della Scozia.
Con il Cristianesimo al gatto e ad altri animali (topo, serpente, rospo) venne attribuito un significato negativo, dovuto al loro aspetto o al loro comportamento. Intorno al 1300 il gatto rappresentava il demonio e per questo perseguitato, bruciato, annegato o inchiodato vivo. Le persone che avevano familiarità con i gatti e che vivevano in modo ritenuto anomalo, vennero additate come “streghe” e considerate intermediarie di Satana.
Nel Rinascimento vengono stravolti i principi etico-religiosi del Medioevo, per cui il gatto, anche se non particolarmente considerato, comincia ad essere trattato in modo diverso, sempre però con atteggiamento distaccato. Lentamente acquista maggiore considerazione all’interno delle case, come animale da compagnia e non solo come cacciatore di topi.
Bisognerà arrivare però al periodo dell’Illuminismo perché venga considerato un simbolo positivo, e la sua fortuna andrà di pari passo con l’emancipazione della donna nella società, in quanto quest’ultima è sempre stata più sensibile nei suoi confronti e più propensa ad apprezzare le sue doti. Nel 1871 viene organizzata a Londra la prima Esposizione Felina e si mette in moto il meccanismo di competizione tra gli allevatori, i quali sono stimolati alla creazione di razze sempre nuove anche con il supporto della genetica.
La Prima Guerra Mondiale porterà alla quasi completa scomparsa delle razze e, dopo una breve ripresa, succederà la stessa cosa in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.
Dopo gli anni ’50 si assiste ad una ripresa che seguirà un andamento sempre in continua crescita, fino ad arrivare ai giorni nostri e all’attuale prolificazione delle razze.

 
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